
Il musical come forma d’arte autonoma, la musica come componente essenziale della formazione attoriale e il teatro come spazio privilegiato di comunicazione ed espressione. Sono questi alcuni dei temi che caratterizzano il percorso artistico di Barbara Lo Gaglio, attrice, interprete e insegnante, impegnata tra palcoscenico, formazione e nuovi progetti audiovisivi internazionali.
Al centro della sua visione c’è un principio fondamentale: la preparazione tecnica deve accompagnarsi alla libertà espressiva. Una convinzione che attraversa il suo lavoro e si riflette tanto nella difesa del valore del musical quanto nella sua concezione del mestiere dell’attore.
Tra i progetti più recenti figura anche Masterplan, coproduzione italo-francese disponibile su Amazon Prime dal 16 ottobre 2026, che le ha offerto l’opportunità di confrontarsi con un set internazionale e con interpreti di grande esperienza.
Barbara Lo Gaglio e il valore del musical
Per Barbara Lo Gaglio, il musical è un genere teatrale dotato di una propria identità artistica, capace di coniugare recitazione, musica e movimento in un linguaggio espressivo autonomo.
Lungi dall’essere una forma di spettacolo destinata a un pubblico ristretto, il musical conserva pienamente la propria attualità grazie alla varietà dei temi affrontati e alla capacità di coinvolgere spettatori di età e sensibilità differenti.
«Lo ritengo un genere assolutamente attuale», dichiara l’attrice, sottolineando come questa forma di spettacolo possa rivolgersi tanto al pubblico adulto quanto alle famiglie.
Un nuovo progetto teatrale con musica dal vivo
Tra le iniziative più interessanti del suo percorso figura un nuovo progetto produttivo destinato al palcoscenico. Circa un anno fa, Barbara Lo Gaglio ha acquisito i diritti di un musical americano firmato da un compositore di grande rilievo nel panorama statunitense.
L’obiettivo è portare lo spettacolo in scena nel 2027, con un debutto previsto a Milano.
Il progetto prevede cinque personaggi e quattro musicisti dal vivo, nel rispetto delle indicazioni artistiche stabilite dall’autore attraverso la propria fondazione. La scelta di mantenere la musica eseguita dal vivo rappresenta un elemento centrale dell’allestimento.
«La presenza della musica dal vivo rappresenta un notevole valore aggiunto e conferisce allo spettacolo una qualità superiore rispetto all’uso di basi registrate».
Una scelta che conferma la centralità della componente musicale nella sua idea di teatro e nella ricerca di un’esperienza scenica capace di coinvolgere pienamente il pubblico.
La formazione dell’attore tra tecnica e libertà espressiva
La musica occupa un posto importante anche nell’attività didattica di Barbara Lo Gaglio. Nei suoi percorsi di insegnamento, esercizi che mettono in relazione corpo e musica aiutano gli allievi a sviluppare sensibilità, consapevolezza e capacità espressive.
La formazione, tuttavia, non riguarda soltanto l’apprendimento di tecniche e strumenti. Significa anche acquisire una maggiore padronanza di sé, imparando a utilizzare le proprie risorse senza rinunciare alla spontaneità.
«Un attore deve conquistare la massima libertà nell’uso dei propri strumenti espressivi: la fisicità, la voce e la sfera emotiva».
La tecnica come strumento di libertà
Nella visione dell’attrice, la tecnica non limita la creatività, ma ne costituisce il presupposto. Una preparazione solida permette infatti di affrontare registri e situazioni differenti, passando dalla commedia al dramma, fino all’azione, con maggiore consapevolezza.
Il lavoro dell’interprete consiste nell’ampliare le proprie possibilità espressive e nell’imparare a utilizzare anche il vissuto personale senza trasformare la recitazione in un’esibizione di sé.
È proprio in questo equilibrio che si definisce la distinzione tra l’attore e il personaggio: l’esperienza individuale diventa una risorsa al servizio di un’identità diversa, da costruire e rendere credibile attraverso lo studio e l’immedesimazione.
«L’attore è primariamente un comunicatore, il cui compito è trasmettere l’anima del personaggio».
Una frase che sintetizza la sua concezione del teatro come disciplina fondata sull’ascolto, sulla preparazione e sulla capacità di entrare in relazione con la storia raccontata. L’autenticità interpretativa nasce, in questa prospettiva, dalla trasformazione delle proprie risorse personali in uno strumento capace di dare voce al personaggio.
Barbara Lo Gaglio in Masterplan: l’esperienza sul set internazionale
Tra i progetti più recenti di Barbara Lo Gaglio c’è Masterplan, coproduzione italo-francese distribuita su Amazon Prime dal 16 ottobre 2026.
L’attrice racconta di essere stata contattata dal proprio agente per partecipare a un provino in lingua inglese presso gli studi De Paolis. Dopo la selezione e un incontro con il regista Thomas Vincent, è arrivata la conferma per le riprese nei pressi di Roma.
La sorpresa è arrivata soprattutto al momento di raggiungere il set, quando Lo Gaglio ha scoperto che avrebbe condiviso alcune scene con interpreti del calibro di Stanley Tucci e Mark Ivanir.
La costruzione del personaggio: una professoressa e storica dell’arte
In Masterplan, Barbara Lo Gaglio interpreta una professoressa e storica dell’arte. Un ruolo che ha affrontato attraverso un lavoro di preparazione attento, costruendo un background personale per il personaggio e immaginandone abitudini, quotidianità e vissuto.
Anche quando le battute sono poche, infatti, la credibilità di un personaggio dipende dalla capacità dell’attore di attribuirgli una storia e una dimensione interiore.
L’esperienza sul set internazionale ha richiesto concentrazione, flessibilità e capacità di adattamento a ritmi di lavoro serrati e a un’organizzazione complessa. In questo contesto, l’attrice ha scelto di affidarsi alla preparazione e alla collaborazione con la troupe.
Il confronto con professionisti di grande esperienza si è rivelato così un’occasione per mettere in pratica i principi che guidano il suo percorso: studio, ascolto e serenità nell’affrontare il lavoro quotidiano.
Il doppiaggio di Masterplan con il marito Luca Biagini
Un capitolo particolarmente significativo dell’esperienza di Barbara Lo Gaglio riguarda il doppiaggio del film, che le ha permesso di lavorare in sala d’incisione accanto al marito Luca Biagini, attore e storico doppiatore italiano di Stanley Tucci.
Durante le riprese, Lo Gaglio aveva raccontato a Tucci il legame professionale che unisce l’attore americano al marito. Una coincidenza che ha trovato un seguito concreto al termine delle riprese.
La direttrice del doppiaggio Claudia Catani ha infatti convocato Luca Biagini per doppiare Stanley Tucci e Barbara Lo Gaglio per registrare l’autodoppiaggio del proprio personaggio.
«Ci siamo trovati così a lavorare insieme in sala d’incisione. È stata un’esperienza divertente e professionale, oltre che un’occasione per vedere la scena in anteprima».
Un confronto artistico fondato sulla stima reciproca
Il rapporto professionale tra Barbara Lo Gaglio e Luca Biagini rappresenta un esempio di collaborazione e sostegno reciproco, in cui la condivisione delle competenze diventa un valore aggiunto.
Il confronto si estende dalla preparazione dei provini alla lettura delle battute, fino alla realizzazione dei self-tape, attraverso un dialogo costante e privo di rivalità. La conoscenza approfondita dei rispettivi mestieri permette a entrambi di contribuire al lavoro dell’altro, mantenendo autonomia e identità professionale.
Una collaborazione che si fonda sulla stima reciproca e sulla possibilità di crescere attraverso il confronto, dentro e fuori dal set.
Dal teatro al cinema: un percorso fondato sulla comunicazione
Dal musical alla formazione attoriale, fino all’esperienza internazionale di Masterplan, il percorso di Barbara Lo Gaglio restituisce l’immagine di un’artista che considera la preparazione tecnica e la libertà espressiva due dimensioni inseparabili.
Il teatro rimane, nella sua visione, uno spazio privilegiato in cui corpo, voce, musica ed emozioni concorrono alla costruzione di un’esperienza condivisa. Il cinema e il doppiaggio ampliano questo orizzonte, offrendo nuove occasioni di confronto e nuove possibilità narrative.
A unire queste esperienze è soprattutto la convinzione che recitare significhi comunicare: non mettere in mostra sé stessi, ma utilizzare ogni strumento a disposizione per rendere autentica la storia e trasmettere al pubblico l’anima del personaggio.