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IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI: IL RICORDO DA BRIVIDI DI JODIE FOSTER

“QUANDO HOPKINS PRONUNCIÒ LE PRIME BATTUTE HO AVVERTITO UN FREDDO CHE INVADEVA LA STANZA” – TRENT’ANNI FA USCIVA IN SALA “IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI”. IL RICORDO DA BRIVIDI DI JODIE FOSTER: “DOPO CHE LUI PARLÒ, ERA QUASI COME SE FOSSIMO TROPPO SPAVENTATI PER CONTINUARE A PARLARE TRA DI NOI” – LA MANIACALITÀ DI HOPKINS: “VOLEVA DARE L’IMPRESSIONE QUANDO SI ESPRIMEVA CHE DA QUALCHE PARTE FOSSE APPENA ARRIVATO, SILENZIOSAMENTE, UN PESCECANE” – MASSIMO GIANNINI E IL RUOLO IN “HANNIBAL”: “PROVAMMO UNA SCENA INSIEME E MI DISSE CHE DAL MIO SGUARDO…

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Fulvia Caprara per “la Stampa”

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI 1

Lo sguardo e il desiderio, l’intelletto e la ferocia, l’ intreccio poliziesco e il nodo psicologico. All’ epoca ci fu perfino chi ebbe da ridire e si scandalizzò, ma, alla prova degli Oscar, Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, tratto dal romanzo di Thomas Harris, arrivato nelle sale 30 anni fa, riuscì ad ottenere i cinque più importanti riconoscimenti, film, regia e sceneggiatura e interpreti, Anthony Hopkins nelle vesti dello psichiatra, serial killer e antropofago, e Jodie Foster in quelli di Clarice Sterling, giovane recluta dell’ Fbi incaricata di convincerlo a collaborare: «Stavo recitando a Londra, in teatro, M.Butterfly – racconta Hopkins a Variety per l’ anniversario del film, uscito 14 febbraio ’91 -, il mio agente mi aveva mandato il copione. Vidi il titolo e gli chiesi “cos’ è? Una fiaba?”».

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI 3

Bastarono dieci pagine di lettura a fargli cambiare idea: «Era il ruolo migliore che avessi mai letto, il sabato successivo incontrai Demmme, gli chiesi se davvero mi voleva, non potevo credere di avere quella fortuna, anche se avevo un po’ paura di lavorare con Jodie, aveva già vinto un Oscar».

Della prima giornata di prove Foster ricorda l’ impressione che le fecero le battute pronunciate da Hopkins: «Ho avvertito un freddo che invadeva la stanza.

Dopo, era quasi come se fossimo troppo spaventati per continuare a parlare tra di noi». Quel tono veniva da una precisa impressione di Hopkins: «Ci avevo riflettuto, e ne avevo anche discusso con Demme, gli avevo detto che, secondo me, Hannibal avrebbe dovuto apparire come Hal, il computer di 2001 Odissea nello spazio, l’ impressione, appena si esprime, è che da qualche parte sia appena arrivato, silenziosamente, un pescecane».

GEIN HA ISPIRATO IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Per il personaggio di Clarice, la Foster svela di aver lavorato su una sua specifica caratteristica: «Clarice era rimasta segnata dall’ immagine di agnelli sanguinanti al macello e dalla propria impotenza. Era una persona inquieta, come se si vergognasse di non essere abbastanza forte e grande e come se, proprio da questa sensazione, traesse la sua reale potenza.

In qualche modo è come se Clarice somigliasse alle vittime su cui sta indagando».

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Quella particolare alchimia diede vita al successo del Silenzio degli innocenti e al sequel del 2001, Hannibal, regia di Ridley Scott, con Hopkins libero di delinquere, dopo essere fuggito dal carcere. A Firenze conoscerà l’ ispettore di Polizia Rinaldo Pazzi, interpretato da Giancarlo Giannini che, proprio quest’ anno ha ricevuto la Stella sulla Walk of Fame di Los Angeles: «Fu Dino De Laurentiis – ricorda l’ attore – a dirmi che Scott cercava qualcuno per quel ruolo.

Andai a fare il provino, sicuro che non mi avrebbe scelto, la presi alla leggera, gli feci vedere come fumavo una sigaretta, come mi levavo la giacca, come recitavo in inglese, alla fine dissi “you are a genius, I am a genius, who cares?”. Ridley mi trovò simpatico, anche dopo, sul set, in genere batteva un solo ciak, ci guardavamo e ripetevamo quella frase». Sul set Hopkins chiese a Giannini di leggergli dei versi di Dante in italiano: «Voleva capire la metrica, gli ho registrato un nastro».

MASSIMO GIANNINI IN HANNIBAL

I metodi per calarsi nei rispettivi personaggi erano diversi, Giannini disinvolto, all’ italiana, Hopkins molto compreso, all’ inglese: «Provammo una scena insieme, mi disse subito che, dal mio sguardo, non traspariva nessun timore. Gli risposi, “scusa, ma se ti guardo con paura, la storia viene meno”. Sul set gli feci uno scherzetto invece di spaventarmi, gli fumai in faccia». Per Giannini l’ esperienza di Hannibal non era stata difficile: «Agli inizi preparavo i ruoli in modo meticoloso, poi, una volta ho chiesto a Marlon Brando “qual è il tuo segreto?”. E lui “non leggere mai i copioni”».

www.elasticmedianews.it editor Nunzio Bellino